Vivere secondo la propria guida interiore

guida

Richard Abdoo ha preso una decisione: indipendentemente da quanto sia impegnato sul lavoro, riserva otto ore alla settimana alla riflessione solitaria. Come direttore generale della Wisconsin Energy, un’impresa di pubblici servizi da 2 miliardi di dollari di fatturato annuo, il mantenimento del suo fermo proposito richiede un certo sforzo. Devoto cattolico, spesso Abdoo si serve di quelle ore per fare lunghe passeggiate. A volte il tempo dedicato alla contemplazione può prendere altre forme – ad esempio quando lavora nel laboratorio di casa, oppure fa un giro in sella alla sua Harley Davidson. “Devi costringerti a passare un po’ di tempo fuori dal trambusto del lavoro per riprendere contatto con la realtà” spiega Abdoo. “Se non ti concedi abbastanza tempo per farlo, perdi il controllo della situazione e vai a cacciarti in difficoltà di ogni genere”.

Si, ma che genere di difficoltà? Tanto per cominciare ci si allontana lentamente dai propri valori guida. I valori personali non sono fumose astrazioni, ma un credo interiore che probabilmente non esprimiamo mai a noi stessi in forma verbale, ma piuttosto come sentimenti. I nostri valori si traducono in ciò che per noi ha potere o risonanza emotiva, negativa o positiva che sia.

La consapevolezza di sé serve come barometro interiore, che valuta con precisione se, in ultima analisi, ciò che stiamo facendo (o che stiamo per fare) ne valga davvero la pena. I sentimenti forniscono la lettura essenziale. Se esiste una discrepanza fra azione e valore, il risultato sarà una sensazione di disagio sotto forma di senso di colpa o di vergogna, di dubbi profondi o tormentosi ripensamenti, di scrupoli o rimorsi, e simili. Questo disagio agisce come una resistenza emotiva, stimolando pensieri che possono ostacolare o sabotare i nostri sforzi.

D’altra parte, le scelte fatte in armonia con questa guida interiore sono energizzanti. Non solo esse sembrano “giuste”, ma massimizzano l’attenzione e l’energia disponibili per perseguirle. In uno studio sui “Knowledge workers” – in questo caso ingegneri, programmatori di computer e revisori dei conti – Gli individui eccellenti avevano compiuto scelte di carriera che avevano consentito loro di lavorare conservando intatto o aumentando il proprio senso di significato, di sentirsi realizzati e convinti di poter dare un contributo.

Mentre gli individui mediocri si accontentavano di intraprendere qualsiasi progetto venisse loro assegnato, i soggetti capaci di prestazioni superiori pensavano a quello su cui sarebbe stato più corroborante lavorare, con quali persone avrebbero trovato più stimolante farlo e quale idea personale sarebbe stato bello proporre come progetto. 

Costoro sapevano intuitivamente in che cosa riuscissero meglio, che cosa piacesse loro fare e che cosa no. La loro prestazione era eccellente perché erano in grado di operare scelte che li mantenevano concentrati e pieni di energia.

Le persone che seguono la propria percezione interiore di ciò che realmente vale la pena fare, minimizzano le fonti di disturbo emotivo. Sfortunatamente, sono troppi coloro che pensano di non poter dar voce, sul lavoro, ai propri valori profondi, perché considerano in qualche modo inammissibile esprimerli in quel particolare contesto.

Questo silenzio sui valori distorce la percezione collettiva dei fattori motivanti, dando l’impressione che il denaro, da solo, incomba molto più pesantemente di quanto in realtà non faccia. In uno studio condotto dalla Southern California University su 60 imprenditori di grande successo, risultò che l’ostentazione della ricchezza era rara. I fattori che motivano questi individui più del denaro – concludeva il rapporto – erano l’eccitazione e il senso di sfida che si prova nell’avviare un’azienda, la libertà di dover rispondere solo a se stessi, la possibilità di esprimere la propria creatività e l’opportunità di aiutare altri facendo al tempo stesso qualcosa per sé.

Tranne forse nel caso delle persone economicamente più disperate, la gente non lavora solo per denaro. Ciò che davvero alimenta l’entusiasmo dell’individuo per il lavoro, è un più ampio senso di scopo o passione personali.

Se ne hanno l’opportunità, le persone gravitano intorno a ciò che dà loro significato e che le assorbe al massimo per quanto riguarda impegno, talento, energia a capacità. E questo può voler dire cambiare lavoro per trovare qualcosa che corrisponda meglio a ciò che davvero conta per noi.

 

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