Mitakuye Oyasin

M

…Perciò vi dico: Tutte le cose che voi domanderete pregando, crediate che le avete ricevute, e voi le otterrete. (Marco 11:24).

…E tutte le cose che domanderete nella preghiera, se avete fede, le otterrete. (Matteo 21:22).

…Poiché tutte le cose sono vuoto, non c’è forma, percezione, impulsi, coscienza; non esistono occhio, orecchio, naso, lingua, corpo, intelletto; non esiste colore, voce, olfatto, gusto, tatto, legge; non c’è né il mondo che si vede né il mondo della coscienza, non ci sono tenebre né fine delle tenebre, né vecchiaia né morte, né inesistenza di vecchiaia e di morte…

…I tuoi pensieri determinano la tua frequenza e le tue emozioni ti dicono immediatamente quale frequenza ti trovi. Quando non stai bene, sei sulla frequenza che tende ad attirare altre cose negative. Quando ti senti bene, continui ad attrarre cose positive.

Quale è la relazione che intercorre tra: la frase di Marco, quella di Matteo, il titolo di questo articolo, il Sutra del Cuore e una frase del Dott Joe Vitale?

Quale è il comune denominatore tra: dei versi della bibbia, il saluto dei Lakota-Sioux (Mitakuye Oyasin), il concetto di “VUOTO” nella filosofia ZEN e il famosissimo libro “The Secret”?

 

LA FISICA QUANTISTICA

 

IL VUOTO NEL SUTRA DEL CUORE

Il Sutra del Cuore della Perfezione della Saggezza o Sutra del Cuore (Sanscrito: Sutra significa “discorso”; प्रज्ञापारमिताहृदय Prajñāpāramitā Hṛdaya) è uno dei sutra più importanti nella tradizione Zen e più recitati nei monasteri. Il suo messaggio, ridotto ai minimi termini, è: tutto è vuoto, realizzando questa verità interiormente, si è liberi, illuminati, si è al di là dell’illusione.

Il Sutra del Cuore viene recitato non solo nello Zen, ma in tutte le tradizioni buddhiste, e contiene l’essenza dell’insegnamento del Buddha.

All’interno del Sutra del Cuore, Il Buddha rivela la natura illusoria di tutto ciò che crediamo reale e dotato di un’esistenza indipendente. Insegna il superamento del Samsara, la ruota di nascita sofferenza e morte, e del Nirvana.

…Poiché tutte le cose sono vuoto, non c’è forma, percezione, impulsi, coscienza; non esistono occhio, orecchio naso, lingua, corpo, intelletto; non esiste colore, voce, olfatto, gusto, tatto, legge; non c’è né il mondo che si vede né il mondo della coscienza, non ci sono tenebre né fine delle tenebre, né vecchiaia né morte, né inesistenza di vecchiaia e di morte…

Questo passo non significa che non esiste nulla e che tutto è vuoto, non è un inno al nichilismo. Il vuoto di cui si parla nello Zen è un pieno di tutto, significa che non esiste nulla che esista da solo come entità propria, ma che tutto è Uno. Quando prendiamo coscienza di questo attraverso lo Zazen e la pratica della costante consapevolezza, realizziamo la nostra unità con l’Universo.

Il Sutra del Cuore termina con l’esortazione a praticare e a risvegliarci, perché per tutti quelli che praticano seriamente è possibile andare all’altra riva. Naturalmente l’altra riva è già dentro di noi. È il nostro risveglio, l’altra faccia della nostra coscienza.

Il bodhisattva Avalokitesvara praticava la profonda Prajnaparamita [la saggezza suprema].

In quel momento egli percepì che tutti e cinque gli skandha sono vuoti
e fu liberato da tutta l’angoscia e la sofferenza.

Oh Shariputra, la forma non è altro che vuoto, il vuoto non è altro che forma;
ciò che è forma è vuoto, ciò che è vuoto è forma (il primo skandha);
ed è lo stesso per sensazione, percezione, formazione karmica e coscienza (gli altri quattro skandha).
Shariputra, tutte le cose sono vuote apparizioni.
Esse non sono nate, non sono distrutte, non macchiate, non pure;
non aumentano né decrescono.
Perciò, nella vacuità non c’è forma, né sensazione, né percezione, né formazione karmica, né coscienza;
né occhi, orecchie, naso, lingua, corpo, mente;
né forma, suono, odore, gusto, tatto, oggetti;
né c’è un regno del vedere,
e così via finché giungiamo a nessun regno della coscienza;
non vi è conoscenza, ignoranza,
né fine della conoscenza, né fine dell’ignoranza,
e così via finché giungiamo a non ci sono vecchiaia e morte;
né estinzione di vecchiaia e morte;
non c’è sofferenza, karma, estinzione, Via;
né saggezza, né realizzazione.
Dal momento che non si ha nulla da conseguire, si è un bodhisattva.
Poiché ci si è interamente affidati alla Prajnaparamita,
la mente è priva d’ostacoli;
dal momento che la mente è priva d’ostacoli,
non si conosce paura, si è ben oltre tutto il pensiero illusorio,
e si raggiunge il Nirvana definitivo.
Poiché tutti i Buddha
del passato, del presente e del futuro
si sono interamente affidati alla Prajnaparamita
essi conseguono la suprema illuminazione.
Perciò sappi che la Prajnaparamita è il grande mantra,
il mantra più alto,
il supremo incomparabile mantra,
capace di placare tutta la sofferenza.
Questo è vero.
Non è falso.
Perciò io esclamo il mantra della Prajnaparamita,
esso dice:

Gate, gate, paragate, parasamgate, bodhi, svaha!
(È così, vai, vai, vai oltre, vai ancora oltre fino all’Illuminazione e in quello stato resta per sempre)

IL VUOTO NELLA FISICA QUANTISTICA

Per riprendere una frase scritta in precedenza: … Il vuoto di cui si parla nello Zen è un pieno di tutto

A tal proposito, il “VUOTO QUANTICO” non è ciò che noi intendiamo come nullaAl contrario, è uno spazio che vibra, che oscilla! Il nulla di cui parla la fisica classica è sinonimo di niente, mentre il nulla quantistico contiene qualcosa. Un qualcosa che basta per poter affermare che il nulla non esiste. Ciò che viene definito vuoto, allo stato più basilare, è in realtà un qualcosa che fluttua, che vibra; e vibrando interagisce con tutti i corpi che, seppur isolati, sono comunque in interazione con gli altri. Secondo la visione quantistica, nessun corpo è infatti isolatile: il vuoto ha una sua consistenza e ogni corpo, interagendo con il vuoto, acquista una vibrazione, una fluttuazione: in una parola, oscilla.

Non esiste alcun oggetto fisico, incluso il vuoto, che non oscilli. L’idea che tutto vibri, cioè che tutto sia in eterno movimento, è perfettamente in linea con ciò che affermavano già le antiche scuole spirituali. Nell’I King o Libro dei mutamenti (testo oracolare che risale a 5000 anni fa, si afferma che TUTTO è UNO, e che il TUTTO è sempre in mutamento.

Se non esiste il nulla, se non esiste separazione, allora il Tutto è collegato, il Tutto è Uno. Se il vuoto vibra, se il vuoto collega tutto e tutti, allora Tutto e Tutti sono in eterna vibrazione.

E che conseguenze avrebbe questo nella mia vita? Conseguenze di enorme portata! Se infatti Tutto e tutti siamo Uno, tu sei Uno con i tuoi fornitori, con i tuoi clienti, con i tuoi concorrenti, e ciò che tu pensi, senti e credi loro lo conoscono, lo sentono. E se tutto è sempre in mutamento, non puoi stare mai fermo; non ci sarà mai un punto di arrivo, ma sarà sempre tutto in continuo, costante cambiamento.

 Sempre gli antichi tornano a insegnarci ciò che noi crediamo di aver scoperto per primi. Prendiamo per esempio il saluto dei Lakota-Sioux: “Mita Kuye oyasin”, letteralmente “Noi siamo tutti uno”. Ecco che appare chiaro come, in nome del progresso, l’essere umano abbia fatto enormi passi avanti che, al contempo, lo hanno allontanato dal centro.

LA RISONANZA E LA LEGGE DELL’ATTRAZIONE

Il concetto di risonanza è alla base di tutta l’elettronica, le telecomunicazioni, la vita umana. Quando io sintonizzo la radio o la televisione, per esempio l’antenna vibra per risonanza sul canale prescelto, r questo fa si che io senta o veda solo quel preciso canale. Il concetto di risonanza è la chiave per comprendere cosa ci accade nella vita, o meglio cosa permettiamo ci accada.

Poiché anche noi vibriamo, proprio come una antenna televisiva, non facciamo che attirare tutto ciò che si trova sulla nostra frequenza vibratoria: come l’antenna permette di sentire uno specifico canale e non gli altri, così noi attiriamo tutto ciò che si trova sul nostro campo vibrazionale. 

Quando il moto è originato da dentro, parliamo di moto di risonanza. Diversamente dalla fisica classica, che parla in termini di forza esterna e ammette concetti come spazio e tempo, la quantistica parla invece in termini di forza interna, si basa sul moto di risonanza ed è quindi al di fuori delle coordinate spazio-temporali. Ciò significa che una relazione di risonanza:

  • si può propagare a velocità infinita,
  • può connettere tra di loro due oggetti distanti tra loro e può farlo al di là dei limiti spazio-tempo.

Insieme al principio di risonanza, inoltre, non è applicabile il principio di casualità. Segue invece tale parametro la fisica classica, nella quale la forza, l’energia e la materia si manifestano in presenza di un agente che genera il movimento. Per il principio di risonanza, al contrario, non esiste la distanza, né nel tempo né nello spazio. Per esempio, posso avere un collegamento con qualcuno vissuto duecento o mille anni fa, o con qualcuno che vive su ANDROMEDA o che vivrà tra mille anni.

Queste sono le meraviglie del paradigma quantico! Da tutto questo deriva un fenomeno oggi noto come “ENTANGLEMENT”, uno dei fenomeni più importanti della fisica quantistica.

ENTANGLEMENT

Provate ad immaginare che due particelle subatomiche siano simili a due sfere attraversate da una freccia. Ora immaginate che, quando una di queste ha la freccia puntata verso l’alto, la punta dell’altra va verso il basso e, che all’invertire dell’una, anche l’altra cambia direzione. Immaginate poi che una di queste particelle sia vicino a me e che l’altra invece venga spedita lontano, a cento anni luce da qui. Una volta che le due particelle sono lontane vi domando: se invertissi la direzione di quella vicino a me, dopo quanto tempo anche l’altra cambierebbe il proprio verso? Ebbene, lo farebbe simultaneamente. Una siffatta affermazione è del tutto inaccettabile per il nostro sistema di pensiero, strutturato sulle solide basi della fisica classica e della fisica relativistica, che non ammette una velocità maggiore della luce per cui l’altra particella cambierebbe il proprio verso tra cento anni. Tale fenomeno è stato comunque ampiamente dimostrato grazie ad una serie di esperimenti. Immaginiamo adesso di avere sempre le nostre due particelle, ma che una sia qui e ora e l’altra sia spazialmente qui ma cento anni fa, oppure tra cento anni nel futuro. Ebbene, se io girassi la particella vicino a me, cambierebbe istantaneamente anche l’altra, pur trovandosi lontana di un secolo. Ne consegue che due particelle entangled sono costantemente connesse indipendentemente dal tempo, ma anche indipendentemente dallo spazio. Ma se vi dicessi di tornare al principio, al Big Bang? Non era forse tutto unito prima di tale separazione? Nell’universo tutto è sempre stato connesso, e noi siamo connessi con tutto e tutti, da sempre e in ogni luogo.

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