Risonanza e Leadership

pendolo

Come sarebbe la nostra vita se le aziende in cui trascorriamo le nostre giornate di lavoro fossero naturali luoghi di “risonanza”, con Leader capaci di ispirarci?

Nella maggior parte delle nazioni in via di sviluppo, non sono state ancora definite norme di buona prassi aziendale. Pensate a come sarebbe un’azienda se questi concetti di Leadership risonante ne costituissero i principi fondatori, anziché – come accade in genere nei paesi più sviluppati – un correttivo.

Le assunzioni si baserebbero sulla ricerca di candidati dotati delle competenze di EI (intelligenza emotiva) richieste per la Leadership e quegli stessi criteri ispirerebbero le promozioni e lo sviluppo delle carriere. La formazione volta all’apprendimento di queste abilità di Leadership entrerebbe a far parte della routine quotidiana e l’intera azienda diventerebbe, per ogni individuo, un luogo in cui realizzarsi lavorando insieme agli altri.

E cosa accadrebbe se applicassimo questi principi anche alla nostra vita privata, nei rapporti coniugali, in famiglia, con i figli, e nelle comunità in cui viviamo?

Molti Leader confidano che i benefici ottenuti non investono solo la sfera professionale, ma anche numerosi aspetti della vita privata e familiare. Secondo quanto riferito dagli stessi leader, tutto ciò si riflette. Nella sfera personale, in livelli più elevati di consapevolezza di sé, comprensione empatica, autocontrollo e relazioni ben sintonizzate.

Ma andiamo ancora oltre. Come sarebbero le nostre scuole – e i nostri figli – se l’insegnamento comprendesse anche le abilità di intelligenza emotiva che promuovono la “risonanza”? Da un lato, i datori di lavoro di qualsiasi categoria avrebbero il piacere di accogliere tra i propri dipendenti nuove generazioni di futuri Leader già esperti in queste competenze chiave.

I vantaggi personali ottenuti dai giovani si rispecchierebbero anche in una riduzione di tutte quelle piaghe sociali – dalla violenza all’abuso di stupefacenti – che derivano in larga misura da carenze in alcune abilità emozionali, per esempio la capacità di controllare gli impulsi e le emozioni penose.

Al di là di questo, le comunità trarrebbero beneficio da più alti livelli di tolleranza, attenzione e responsabilità personale.

Poiché i datori di lavoro cercano queste capacità in coloro che assumono, le università e le scuole professionali – in particolare le scuole aziendali – dovrebbero includere i fondamenti dell’intelligenza emotiva nella gamma di competenze insegnate ai propri studenti. Come ci ricorda Erasmo da Rotterdam, il grande pensatore rinascimentale, “Le migliori speranze di una nazione riposano nell’educazione adeguata dei suoi giovani”.

Tra i responsabili della formazione delle nuove leve destinate al lavoro aziendale, i più innovativi riconosceranno – almeno noi lo speriamo – l’importanza dell’intelligenza emotiva ai livelli di istruzione più elevati, in modo da aiutare i propri laureati a diventare autentici Leader, anziché semplici manager. All’interno delle aziende, le persone più lungimiranti incoraggeranno e sosterranno questo tipo di formazione, non solo per accrescere l’incisività della Leadership nella propria azienda, ma anche nell’interesse di una intera economia più vitale.

I benefici così ottenuti non si tradurranno in un vantaggio solo per una nuova generazione di Leader, ma avranno effetti positivi anche per le nostre famiglie e le nostre comunità, come per la società nel suo complesso.

Daniel Goleman, Richard E. Boyatzis, Annie McKee

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