Covey e l’interdipendenza.

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Interdipendenza.

(Stephen R. Covey)

Tutti noi iniziamo la vita come neonati, totalmente dipendenti dagli altri. Noi siamo portati, nutriti e sostenuti da altri. Se non fossimo accuditi in questo modo, vivremmo soltanto poche ore o al massimo pochi giorni. Poi, gradualmente, con il passare dei mesi e degli anni, diventiamo sempre più indipendenti, fisicamente, mentalmente, emotivamente e finanziariamente, finché alla fine possiamo sostanzialmente badare a noi stessi, diventando padroni di noi stessi.

Man mano che continuiamo a crescere e a maturare, ci rendiamo sempre più conto che tutto nella natura è interdipendente, che c’è un sistema ecologico che governa la natura, compresa la società. Scopriamo inoltre che la parte migliore dell’essere umano è legata alle relazioni con gli altri: la vita stessa è dominata dall’interdipendenza.

La nostra crescita, dall’infanzia all’età adulta, funziona coerentemente con le leggi naturali. Questa crescita si manifesta in molti modi. Il raggiungimento della piena maturità fisica, per esempio, non ci garantisce automaticamente maturità emotiva o mentale. Al contrario, la dipendenza fisica di una persona non significa che sia mentalmente o emotivamente immatura.

Nel continuum della maturità, la dipendenza è il paradigma del tu (o del voi): tu ti prendi cura di me; tu agisci per me; tu non hai agito. L’indipendenza è il paradigma dell’io: io posso farlo; io sono responsabile; io sono padrone di me stesso; io posso scegliere.

L’interdipendenza è il paradigma del noi: noi possiamo farlo; noi possiamo collaborare; noi possiamo mettere insieme i nostri talenti e le nostre capacità e creare insieme qualcosa di più grande. Le persone dipendenti hanno bisogno degli altri per ottenere quello che vogliono. Le persone indipendenti possono ottenere quello che vogliono attraverso i loro sforzi individuali.

Le persone interdipendenti combinano i loro sforzi individuali con quelli degli altri per conseguire un successo più grande.

Se io fossi fisicamente dipendente, paralizzato o disabile, avrei bisogno del vostro aiuto. Se fossi dipendente emotivamente, il senso di autostima e il mio senso di sicurezza deriverebbero dall’opinione che avete di me. Se quest’opinione fosse negativa, l’effetto potrebbe essere devastante. Se fossi dipendente intellettualmente, conterei su di voi perché pensiate al posto mio, perché riflettiate sulle questioni e sui problemi della mia vita.

Se fossi fisicamente indipendente, potrei benissimo cavarmela da solo. Se lo fossi mentalmente, potrei concepire i miei pensieri, passare da un livello di astrazione a un altro. Potrei pensare in modo creativo e analitico e organizzare ed esprimere i miei pensieri in modi comprensibili. Se fossi emotivamente indipendente, avrei la conferma della validità delle mie azioni da me stesso. Sarei diretto da me stesso. Il senso del mio valore non dipenderebbe dal fatto di piacere agli altri o di essere trattato bene.

E’ facile vedere che l’indipendenza è molto più matura della dipendenza. L’indipendenza è in sé e per sé un traguardo di fondamentale importanza. Ma l’indipendenza non è lo stadio ultimo.

Tuttavia il paradigma sociale attualmente più popolare pone al primo posto l’indipendenza. L’indipendenza è l’obbiettivo dichiarato di molte persone e gruppi sociali. La maggior parte dei manuali di auto-aiuto mettono su un piedistallo l’indipendenza, come se la comunicazione, il lavoro in gruppo e la cooperazione fossero valori di secondo ordine.

Credo che gran parte dell’attuale sopravvalutazione dell’indipendenza sia una reazione alla dipendenza, alla condizione che ci mette in condizione di essere controllati, giudicati e manovrati.

Il concetto scarsamente compreso dell’interdipendenza è da molti assimilato alla dipendenza, e così troviamo persone che, spesso per motivi egoistici, rompono i loro matrimoni, abbandonano i loro figli e rinunciano a ogni tipo di responsabilità sociale: tutto in nome dell’indipendenza.

Il genere di reazione di persone che “spezzano le catene”, sono “liberate”, “affermano se stesse”, dedicate ai “fatti propri”, è sintomo spesso di dipendenze ancora più forti, che non possono essere rimosse perché sono interiori anziché esteriori.

E’ dipendenza lasciare che le debolezze di altre persone rovinino la nostra vita emotiva, com’è dipendenza sentirsi vittima di individui ed eventi estranei al proprio controllo.

Naturalmente, può anche rendersi necessario cambiare le circostanze in cui viviamo. Tuttavia il problema della dipendenza rimane una questione di maturità personale che ha poco a che vedere con le circostanze. Anche nelle migliori circostanze, di frequente l’immaturità e la dipendenza persistono.

La vera indipendenza di carattere ci permette di agire, anziché essere oggetto dell’azione altrui, ci libera dalla nostra dipendenza dalle circostanze e dagli altri ed è un obiettivo che, se raggiunto, procura un gran senso di benessere, di liberazione. Non è, in ogni caso, l’obiettivo finale per vivere una vita efficace.

Il pensiero indipendente da solo non è adeguato ad una realtà d’interdipendenza. Persone indipendenti che non abbiano la maturità per pensare e agire in modo interdipendente possono essere buoni giocatori solitari, ma non buoni dirigenti o giocatori di squadra. Non provengono dal paradigma dell’interdipendenza, che è necessario per riuscire nel matrimonio, nella famiglia o nella realtà aziendale.

La vita è, per sua natura, fortemente interdipendente. Cercare di ottenere il massimo dell’efficacia attraverso l’indipendenza è come cercare di giocare a tennis con una mazza da golf: lo strumento non è adeguato.

Quello dell’interdipendenza è un concetto molto più maturo, più avanzato. Se io sono fisicamente interdipendente, sono autosufficiente e capace, ma mi rendo conto che voi ed io lavorando insieme possiamo realizzare molto più di quanto io, anche con il massimo impegno, posso fare da solo. Se sono emotivamente interdipendente, ricavo senso del mio valore da me stesso, ma riconosco anche il mio bisogno d’amore, di dare e di ricevere amore dagli altri. Se sono intellettualmente interdipendente, mi rendo conto dell’utilità che i pensieri di altre persone vengano ad aggiungersi al mio.

Come persona interdipendente ho la possibilità di condividere me stesso in modo profondo e significativo con altre persone, e ho così accesso alle vaste risorse e al potenziale di altri esseri umani. L’interdipendenza è una scelta che solo gli individui indipendenti possono fare. Le persone dipendenti non possono scegliere di diventare interdipendenti. Non hanno il carattere necessario per farlo; non sono abbastanza in controllo di se stesse.

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