FINANZA RESPONSABILE

finanza etica

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Alla ricerca di una finanza responsabile.

Socially Responsible Investing.

Teoricamente, la finanza non è un mondo per cuori teneri. Lo stereotipo dipinge investitori e banchieri come uomini d’affari senza scrupoli. Eppure è possibile ricercare un rendimento finanziario senza rinunciare per forza a promuovere principi etici. E’ questa l’idea che sta alla base della finanza socialmente responsabile (in inglese SRI, Socially Responsible Investing), ovvero quell’attività d’investimento che mira a finanziare attività economiche che perseguano il concetto di sviluppo sostenibile e che rispettino i principi ESG, acronimo che sta per Enviromental, Social e Governance (principi ambientali, sociali e di governance).

A lezione di storia.

Occorre sottolineare che la finanza sostenibile, o responsabile, è una branca della finanza etica, che indica invece una nozione più generica, la quale può comprendere scelte di investimento basate su motivazioni religiose, ideologiche e politiche, che non necessariamente sono giudicabili “ sostenibili” e nell’interesse delle nuove generazioni.

Fin dal XVIII secolo, infatti, le correnti più rigorose del protestantesimo ritenevano incompatibile con la dottrina cristiana la scelta di investire i propri risparmi in attività economiche che facevano uso di schiavi o collegate alla produzione e al commercio di armi, tabacco e alcolici o coinvolte nel gioco d’azzardo. Questo si tramutò infine in una vera e propria offerta commerciale, con il primo fondo d’investimento etico al mondo lanciato nel 1928, il Pioneer Fund di Boston. Gli investimenti SRI come li intendiamo oggi prendono vita verso gli anni ’60 del secolo scorso, ancora dall’altra parte dell’Atlantico, sulla scia della contestazione da parte delle organizzazioni studentesche universitarie nei confronti del coinvolgimento degli Stati Uniti nella guerra del Vietnam. Questi movimenti iniziarono a criticare l’investimento da parte delle università (per lo più fondazioni di natura privata) e dei fondi pensione del personale in imprese direttamente o indirettamente coinvolte nel conflitto.

Negli anni ’80, il fenomeno inizia a consolidarsi anche in Europa, in particolare nel Regno Unito, in cui, nel 1984, viene lanciato il fondo Friends Provident’s Stewardship Trust. In Italia, invece, Gli SRI hanno fatto la loro comparsa in tempi relativamente recenti. Il primo comparto etico italiano è stato costituito nel 1997 dal gruppo Sanpaolo Imi.

Tanti preconcetti.

E’ innegabile che la sensibilità rispetto alle tematiche dello sviluppo sostenibile e alle sfide ambientali, sociali e di governance, sia oggi molto più spiccata che in passato. Eppure, la finanza SRI resta vittima di molti preconcetti che in qualche modo frenano il suo sviluppo. Il più diffuso riguarda le performance. Molti vedono gli investimenti SRI più come una buona azione piuttosto che come strumenti finanziari su cui si punta per ottenere un rendimento. Eppure, la finanza responsabile ha ormai uno storico di dati e informazioni, nonché di studi e ricerche specifiche condotte in materia, che mostrano come scelte d’investimento basate su un’analisi delle performance non solo economico-finanziarie non compromettano in alcun modo la possibilità di ottenere rendimenti interessanti o quanto meno in linea con quelli di mercato. Al contrario: specie in un orizzonte di medio-lungo periodo, proprio per la natura delle sue analisi, la finanza sostenibile spesso permette di investire in modo meno rischioso.

L’offerta italiana.

In Italia, gli investimenti SRI non sono mai veramente decollati. Secondo l’ultimo rapporto di Vigeo, a fine 2012 il patrimonio che le famiglie italiane hanno investito in questi prodotti è molto contenuto, circa 2 miliardi di euro pari solo all’1% delle masse totali dei fondi comuni. In Europa, al contrario, lo sviluppo degli SRI è stato più consistente: gli asset sono saliti del 12% in ciascuno degli ultimi due anni e hanno raggiunto quasi 100 miliardi. In Italia, rappresentano una quota marginale del patrimonio totale dei fondi comuni di investimento.

ARTICOLO DI VALERIO BASELLI SU MORNINGSTAR ITALY

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