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Ciro Imparato

Ciro Imparato

Ciro Imparato.

La tua voce può cambiarti la vita

Daltonismo vocale

L’uomo è un animale sociale. Per raggiungere i suoi obbiettivi più importanti, soprattutto la felicità, ha bisogno delle altre persone. Gli altri sono un elemento insostituibile per il nostro equilibrio, un ingrediente al quale non possiamo rinunciare se vogliamo una vita ricca di gioia e soddisfazioni. Se vogliamo essere felici dobbiamo coltivare ottimi rapporti sociali. Tuttavia a volte ci capita che parlando incriniamo i rapporti con gli altri: fraintendiamo o veniamo fraintesi, non ci facciamo capire, provochiamo situazioni imbarazzanti o spiacevoli, e tutto ciò nonostante le nostre migliori intenzioni. Questo capita quando la nostra voce non si accorda con il nostro cuore; in questo caso le nostre parole parlano di sentimenti positivi mentre la nostra voce lancia messaggi di segno contrario. Abbiamo usato un colore di voce non appropriato alla situazione. Questo fenomeno, che definisco “daltonismo vocale”, è molto più diffuso di quanto possiate pensare e i danni che provoca nelle relazioni, personali e lavorative, sono a volte incalcolabili. Ma la cosa più grave di questo “disturbo” è che nessuno ne conosce l’esistenza: per questo motivo nessuno riesce a diagnosticarlo!

Quando non veniamo capiti, nella maggioranza dei casi non è per ciò che abbiamo detto, ma per il modo con cui l’abbiamo detto. Dal momento che nessuno pensa alla voce come causa di fraintendimento, tutti ci chiediamo: cosa avrò detto di sbagliato? La domanda corretta invece sarebbe: che sentimenti negativi ho generato con la mia voce senza saperlo? La causa principale del daltonismo vocale risiede proprio nella mancanza di attenzione alle emozioni. La nostra cultura ha una impostazione paradossale nel premiare le persone:

–       dice che ti gratificherà per come saprai imparare a padroneggiare i contenuti (questo è il motivo per cui tutti studiano)

–       eppure spesso premia non chi sa di più, ma chi sa comunicare meglio.

Se leggete con attenzione ciò che ho scritto, in realtà non vi troverete alcun paradosso. La nostra cultura ti premia per come saprai imparare e padroneggiare i contenuti, ovvero per come saprai farli tuoi. In altre parole, dovrai sapere molte cose ma dovrai anche sapere come comunicarle.

Tuttavia, mentre la società ti offre innumerevoli strumenti per apprendere i contenuti, non te ne offre nessuno per imparare a comunicarli, lasciando quest’ultimo “dettaglio” al talento di ognuno.

Quindi, in questo sistema in cui tutti insegnano “cosa dire” e nessuno insegna “come dirlo”, un numero enorme di persone molto preparate continuano a chiedersi come mai qualcuno va avanti nella vita mentre loro rimangono dove sono.

Vi siete identificati in quest’ultima frase? Non preoccupatevi: ora vi spiego perché tutto ciò capita.

Come sapete, in ogni disciplina l’allenamento avvicina il risultato e quello lo vediamo prevalentemente nello sport. Quindi la comunicazione non fa eccezione, anche perché parlare è un fatto fisico, che coinvolge dei muscoli. Ma noi siamo allenati a parlare? Ci siamo preparati a sufficienza per essere certi che quando apriamo la bocca gli altri rimangono interessati, coinvolti, affascinati dal nostro eloquio? Probabilmente no, e sapete perché? Perché abbiamo legato ogni grande risultato ad una forma di comunicazione che non ha nulla a che fare con la parola.

L’essere umano parla sempre di meno. In compenso, nella comunicazione digitale è diventato imbattibile.

Tutto ciò è assolutamente paradossale: comunichiamo sempre di più col computer ma i modelli che ci vengono proposti al cinema, in televisione e sulle pagine dei giornali sono quelli di persone istintuali e fisiche, che sanno usare il corpo e che sanno parlare davanti al pubblico.

Quindi, forse, nel corso dei secoli abbiamo fatto qualche passo indietro.

I nostri bisnonni avevano molta meno cultura di quanta ne abbiamo noi ma conoscevano  una cosa di importanza straordinaria: l’efficacia della parola parlata. I nostri bisnonni comunicavano oralmente.

Fino al secolo scorso, le famiglie avevano parecchi figli e vivevano tutti insieme in ambiti angusti. Situazione non facile che però portava con sé una grande fortuna: il calore umano e il senso di appartenenza ad un gruppo. Le famiglie crescevano felici, unite dall’appagamento e dalla sicurezza che soltanto un forte legame affettivo è in grado di generare.

Oggi le coppie hanno spesso un unico figlio e investono su di lui comprandogli di tutto: giocattoli costosi, abbigliamento firmato eccetera.

E il rapporto umano? Quanto parlano i genitori con i loro figli? Sicuramente molto meno di quanto si facesse nel secolo scorso, anche perché oggi siamo sempre più abituati a comunicare attraverso il computer o gli sms: non aprendo la bocca ma muovendo le dita.

Soffermiamoci su quest’ultima frase: oggi non si comunica più usando la bocca, ma muovendo le dita. Oggi per dire ti amo a una persona non si fa più una serenata, non si recitano più poesie d’amore. Il modo migliore per dire ti amo a una persona è quello di mandarle un sms.

Ma anche se il mondo è diventato digitale, quando incontriamo una persona o sosteniamo un colloquio di assunzione dobbiamo parlare. Con la bocca. Con gli sguardi. Con il sorriso. Quando abbiamo qualcuno davanti a noi saremo giudicati per la nostra capacità di parlare, non per la bravura nello scrivere e-mail!

Nel corso degli anni siamo diventati sempre più bravi da un  punto di vista nozionistico e sempre meno bravi da un punto di vista istintuale. Trascorriamo gran parte del nostro tempo da soli, a volte davanti a uno schermo, nella maggioranza dei casi all’interno di un ufficio.

Esiste una speranza di sentirsi nuovamente più forti e belli senza dover spendere soldi per vestiti e chirurgia estetica?

Si, esiste questa possibilità. Ma solo a patto che l’essere umano si riappropri della sua umanità e ricominci a parlare anche con la bocca.

Nel secolo scorso ci è stato detto giustamente che la cultura era parte del potere, che soltanto i ricchi potevano studiare, ma che se avessimo studiato tutti nessuno avrebbe più potuto dominarci perché sarebbe sparita l’ignoranza e i popoli avrebbero recuperato tutta la loro dignità. Sono cose bellissime e verissime.

Ma c’è una cosa che non ci hanno detto: che tutto il tempo impiegato a studiare lo avremmo tolto al tempo passato a stare con gli altri esseri umani, e soprattutto che così facendo ne saremmo usciti profondamente indeboliti.

Questo indebolimento è causa del daltonismo vocale. L’essere umano, trascorrendo sempre più tempo da solo e dovendo parlare sempre meno per ottenere ciò che vuole, è sempre meno abituato a parlare con gli altri e quindi, per inerzia, usa la sua voce sempre nello stesso modo.

(TRATTO DA “LA TUA VOCE PUO’ CAMBIARTI LA VITA” DI CIRO IMPARATO)

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